
Venerdì 30 Aprile presso il castello aragonese, è stata inaugurata quella che è solo la prima parte de "il polo museale", un progetto ambizioso del quale l'amministrazione di Barletta ha fatto il suo punto di forza prima con la creazione della pinacoteca presso il palazzo de la Marra, e poi con tre gallerie al primo piano del castello aragonese.
L'inaugurazione si è svolta nella piazza d'arme del castello nella quale è stato allestito un palco sul quale si sono succeduti la dottoressa Angiulli la quale si è profusa in una lunga e chiara spiegazione di quello che è stato il lavoro che ha portato alla definitiva creazione e presentazione al pubblico delle gallerie del castello, successivamente il sindaco che ha spiegato quella che è stata la storia che ha portato alla scelta del castello come luogo d'arte e infine l'assessore provinciale al bilancio che ha portato i saluti dell'amministrazione provinciale e i complimenti all'amministrazione comunale per aver allestito in modo esemplare delle gallerie d'arte di grandi artisti passati alla storia. Purtroppo la presenza del presidente della regione è stata minata dall'impegno preso per la canonizzazione di don Tonino Bello a Molfetta, tuttavia gli spettatori hanno comunque atteso e finalmente dopo tanto discutere è stato possibile ammirare le opere d'arte delle gallerie.
Il Museo Civico espone una selezione del suo ricco patrimonio d’arte giunto al Comune di Barletta attraverso acquisizioni e raccolte di illustri cittadini. Fra questi Giuseppe Gabbiani, Vincenzo De Stefano, Raffaele Girondi e Ferdinando Cafiero. Esso è organizzato in tre sezioni: la Galleria Antica, la Galleria dell’Ottocento, la Galleria di Ferdinando Cafiero.
La Galleria Antica comprende più di cinquanta opere databili fra la fine del 1300 e la seconda metà del 1700, provenienti in gran parte dal lascito di Giuseppe Gabbiani. Durante il lungo soggiorno a Napoli, Gabbiani colleziona e acquista opere di grande valore, oggi finalmente esposte al pubblico: nove olii di Francesco De Mura, tre di Francesco Solimena e di Andrea Vaccaro, due di Luca Giordano, Cesare Fracanzano e Andrea Belvedere, oltre ai dipinti di Giuseppe Recco, Giambattista Tiepolo, Mattia Preti, Anton Raphael Mengs. A questi si aggiungono i soggetti religiosi di Giacinto Diano e Paolo De Matteis. Tra i temi più rilevanti, la Madonna con il Bambino, esemplificato dai dipinti del Maestro della Santa Barbara a Matera, e da quelli di Scuola raffaellesca e leonardesca; la natura morta è rappresentata dalle opere di Giuseppe Recco e Andrea Belvedere, noti interpreti dell’arte seicentesca dei fioranti. Al Barocco si collegano le opere a carattere religioso firmate da Luca Giordano così come l’iconografia della Maddalena nei dipinti di Andrea e Nicola Vaccaro. Altrettanto imponente, al termine del percorso, il nucleo di opere dedicate al Settecento, esemplificato da artisti come Francesco Solimena e Francesco De Mura. Anton Raphael Mengs e Francesco Solimena chiudono la Galleria Antica e consentono una riflessione sul tema della pittura di corte: entrambi ritraggono Carlo III di Borbone, restituendo due diverse immagini ufficiali del sovrano.
La Galleria dell’Ottocento annovera oltre quaranta dipinti e nasce da un’altra consistente parte della donazione di Giuseppe Gabbiani e dai lasciti e acquisizioni di opere di Vincenzo De Stefano e Raffaele Girondi. L’esposizione rappresenta l’occasione per conoscere la produzione di tre artisti barlettani, quasi contemporanei di Giuseppe De Nittis tutti allievi di Giambattista Calò. Nelle sale dedicata a Gabbiani oltre alle opere autografe è così possibile ritrovare i linguaggi artistici, tra gli altri, Gioacchino Toma, Francesco Paolo Netti, Edoardo Dalbono, Vincenzo Irolli, Filippo Palizzi, Michele Cammarano, Nicola Ciletti, Pio Joris, Luca Postiglione. Nel nucleo di opere di Vincenzo De Stefano il percorso artistico si sofferma sui bellissimi nudi, i disegni plastici, il paesaggio. La Galleria dell’Ottocento si conclude nella sala Girondi, l’artista più fedele alle sperimentazioni sul paesaggio dal vero colto nelle campagne barlettane, nelle vedute veneziane, negli ambienti parigini.
L’ultima sezione comprende una selezione degli oggetti raccolti da Ferdinando Cafiero. L’esposizione dà spazio a diverse tipologie di materiali: oggetti in legno, argento, ferro, bronzo, rame, marmo, ceramica, terracotta, dipinti, stampe e incisioni. La mostra documenta dunque, nel rispetto delle intenzioni del collezionista, la storia dell’artigianato italiano ed è esemplificativa delle mode legate al collezionismo dell’Ottocento. I materiali sono ordinati secondo un criterio che intende raccontarli attraverso le funzioni d’uso, i comportamenti sociali cui erano legati, le mode, la storia del gusto e dell’artigianato.
(da "Il museo oggi" Comune di Barletta)
Capuano Giovanni
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